Ving Tsun, una scelta responsabile
16/06/10 08:43 Archiviato in:Articoli
Solitamente le riviste di arti marziali settore
puntano i riflettori sulle “stelle” delle varie
federazioni, a uomini e donne che grazie a varie
combinazioni di predisposizione fisica, talento
innato, abnegazione e disciplina raggiungono il
vertice sia in ambito agonistico che nell’espressione
stilistica della loro arte marziale. In seconda fila,
non illuminati direttamente dall’occhio di bue, ci
sono altri uomini e donne che animati da una
altrettanto bruciante passione per la propria arte
lottano contro l’orologio ed il calendario per
scavarsi il tempo e lo spazio non solo per praticare
ma anche per insegnare. Anche in Evtf ci sono alcune
di queste persone le quali ,smesso il kimono,
riannodata la cravatta e rinforcati gli occhiali, ad
un occhio poco attento potrebbero apparire
improbabili nella loro veste di marzialisti come
d'altronde per chi gli conosce solo in palestra
potrebbe sembrare strano vederli in altro ambito.
Molti di coloro che leggeranno, anche se hanno
raggiunto vette di eccellenza nella loro disciplina,
ripenseranno con affetto e gratitudine al loro primo
istruttore che è riuscito a far fiorire dentro di
loro una passione portandoli oltre il semplice
desiderio di emulazione di Bruce Lee o, per le
generazioni più recenti, dei power rangers e con la
maggiore esperienza ora potranno essere consci di
quanto tempo e impegno comporti la gestione di una
scuola, e quanto la stessa non si limiti alla sola
palestra ma anche alla necessaria promozione ed
amministrazione e quanto a volte sia complicato
dividere il tempo tra le passioni e gli affetti
poiché non tutti hanno la fortuna di avere accanto
una persona che comprenda a piena cosa succede nei
nostri cuori e nelle nostre menti quando ci si
spoglia del completo da ufficio per indossare il
kimono. Per gli istruttori Evtf nella gestione di una
scuola la priorità e quella di mettere a proprio agio
gli studenti mettendo loro al centro e non la propria
vanità di emuli di Bruce cercando di combinare non
senza difficoltà divertimento, wellness e
preparazione tecnica. In secondo luogo va messo lo
sforzo costante di comprensione e incoraggiamento
degli stessi studenti poiché niente come le arti
marziali può farti sentire totalmente impedito. Altro
aspetto molto importante nel rapporto con il singolo
allievo è l’ottenerne la fiducia vincendone la paura
inconscia del contatto fisico ,dimostrando la
capacità di controllare sempre la situazione a tutela
della reciproca incolumità. A livello di scuola è
invece importante la capacità di armonizzare i
diversi approcci alla materia degli allievi riuscendo
far convivere l’apprendista gladiatore con
l’aspirante filosofo e tutto questo continuando a
percorrere la propria strada marziale e stilistica
per non vivere di rendita sul proprio livello
acquisito. Specialmente di questi tempi è importante
porre l’accento sull’onestà intellettuale
nell’insegnare discipline fisiche riguardanti
l’autodifesa, trarre profitto dal prestigio naturale
che la “cintura nera” può dare sulla maggioranza
degli allievi vendendo un’idea di poter raggiungere
uno status di invincibilità è profondamente
sbagliato, è sempre importante ricordare che sul ring
potremmo sempre gettare la spugna, per strada non ci
è concesso ne consegue che il conflitto fisico è
l’ultima delle nostre risorse mentre la prima è
sempre la prudenza unita all’attenzione, chi sale su
tatami lo fa per vincere e mette in conto di portarsi
a casa qualche pugno in volto per ricordo della bella
serata, laddove non ci sono regole ne vige un codice
da samurai a tutelarci, l’incolumità è preferibile
alla vittoria, vittoria che potrebbe portare anche
guai giudiziari . Subire un furto può apparire
umiliante ma l’ultimo modello di telefonino non vale
il rischio di ferite molto serie causate dal balordo
di turno munito di coltello (ricordiamoci però di
fare il backup della rubrica). Se si fa della propria
arte un business la tentazione di speculare sulla
paura collettiva è molto forte ma bisogna riflettere
sulla propria responsabilità di essere umano
nell’incentivare la paranoia negli allievi
giustificando l’uso della violenza come scorciatoia.
Questa riflessione vuole sottolineare il parere delle persone tranquille e pacate, non per questo meno appassionate al meraviglioso mondo del Ving Tsun!
Roberto Benassi - EVTF Piacenza
Questa riflessione vuole sottolineare il parere delle persone tranquille e pacate, non per questo meno appassionate al meraviglioso mondo del Ving Tsun!
Roberto Benassi - EVTF Piacenza
