Pensieri ad alta voce
16/06/10 08:14 Archiviato in:Articoli
Forse è giusto dire che non siamo noi che troviamo il
Ving Tsun ma è il Ving Tsun che trova noi. Come
spiegare la volontà che ci spinge ad affrontare lo
studio di un sistema che si regge sulla ricerca di un
sottile equilibrio tra gli opposti, a cercare di
conciliare la resistenza e la cedevolezza?
Concettualmente può risultare difficile da esprimere,
ma la “comprensione fisica” del sistema arriva in
maniera naturale, quasi da un momento all'altro,
mediante una combinazione di duro allenamento fisico
con pensieri costanti nelle tante notti insonni. Chi
ha fatto questo passaggio capisce esattamente cosa
intendo dire. La sensazione potrebbe essere
paragonabile all'esperienza dell'adolescente che
diventa uomo, che dopo la “maturazione” da' un senso
diverso a tutte le cose, anche quelle semplici
affrontate sino al giorno prima in maniera
automatica. Si tratta proprio della consapevolezza,
dell'assimilazione dei principi e della loro
applicazione automatica, della “reinterpretazione”
delle regole di base. Tutto chiaro vero?...A volte
poi scegliamo anche la strada dell' insegnamento a
completamento della crescita, quasi come una
vocazione, e ci sono momenti in cui proviamo un po'
di invidia per chi insegna kick boxing per poter dire
che un pugno è un pugno e basta e non cambia identità
in corsa in un pak sao, un tan sao o un bong sao. Ma
noi no, noi continuiamo coraggiosamente a cercare di
spiegare l' affascinante mistero della cedevolezza
unita alla pressione costante confidando nel fatto
che la pazienza e la curiosità sorreggano i nostri
allievi novelli, che ignari si avvicinano al baratro
della passione incondizionata. Noi stiamo cercando di
dare “forma temporanea” all' acqua e questo può farci
sembrare pazzi e del resto forse parzialmente lo
siamo, sicuramente lo siamo per tutti i nostri amici
a cui l' idea di praticare arti marziali non sfiora
nemmeno l' anticamera del cervello. Che dire di loro
che sono “malati” di calcetto, di bar o di disco, per
non parlare di quelli dalla TV sfrenata sempre e
comunque!?!Per fortuna nel nostro manicomio abbiamo
trovato buona compagnia per poter dire che c'è del
metodo nella nostra follia (se state leggendo
l'articolo fino a questo punto forse un po' vi ci
ritrovate vero?...). Siamo inoltre sempre a
disposizione per le domande degli allievi per le
quali abbiamo spesso una miriade di risposte, tutte
valide, e non ne scegliamo mai una sola, per non
essere riduttivi correndo il rischio di un eccessiva
semplificazione o di una eccessiva complicazione.
Purtroppo il “punto G” del Ving Tsun non si trova in
un giorno e spesso, come già detto, è la combinazione
astrale stellare di una miriade di fattori, di una
maturazione mediante esperienza composta anche dalle
stesse domande appena rivolte, dai pensieri notturni
e da quel pugno preso per errore e che non vorrei
prendere mai più. Una esempio? Eccovi serviti: nel
Ving Tsun non bisogna mai dare “la leva ed il punto
di appoggio”, per far si che l'avversario non
“sollevi il nostro mondo”. Ulteriori indicazioni?
Molto semplice, pur restando in equilibrio, il nostro
“fulcro” temporaneo deve essere così convincente da
indurre l’avversario a credere che sia una certezza,
una cosa sulla quale lui possa scommettere, che
colpisca proprio lì ,per poi non trovare nulla, o che
pensi che in quella direzione noi non potremo mai
muoverci, ed invece molto presumibilmente andremo lì,
ma non di sicuro.....Pensate che questo sia una
espressione di pazzia? Non avete ancora visto niente!
EVTF ha in studio uno strumento di allenamento
innovativo, che potrebbe rivoluzionare l’allenamento
tradizionale al manichino di legno (e comunque
sarebbe di sicuro a completamento). Ormai tutti sanno
che il manichino di legno è una “struttura” (mi
dispiace chiamarlo così…) al quale “adattiamo i
nostri movimenti” delle braccia e delle gambe, in
maniera di esercitare la minima pressione di ritorno
(che rappresenta il controllo, il chi sao..), per
simulare un colpo che arriva ed il nostro corpo che
si adatta, sensibilmente ma senza modificarne la
traiettoria (idealmente senza modificare le
intenzioni dell’aggressore...) .La domanda ironica,
nasce da una lunga riflessione, che poi diventa
parzialmente realtà quando si pratica un allenamento
assiduo al manichino di legno. Perché no, dico io? E'
chiaro che si tratta di una sperimentazione per
meglio simulare le reazioni del corpo, nessuno
rinnega il manichino di legno ovviamente, però perché
bloccare l’innovazione? La verità (intesa come il
cambiamento delle convinzioni) passa attraverso tre
fasi: dapprima viene derisa, poi fortemente
contrastata ed infine definita ovvia (la terra veniva
considerata piatta, prima di essere considerata
rotonda…). Avete mai pensato (mi rivolgo agli
esperti) di ricevere la pressione di ritorno quando
vi “appiccicate” al vostro manichino?? Parliamone! Il
legno si sposta a fine corsa nella direzione del
colpo, lo strumento in fase sperimentale e di
sviluppo dovrebbe dare una pressione di ritorno,
simulando quella fase critica del “capire dove verrò
spinto”…Troppo tecnico? Spero di no! .Pensiamo per un
momento a chi incassa un colpo senza andare al
tappeto, se il tempo di reazione prima di ritrovare
“l'equilibrio celebrale e fisico” (concetto per cui
dovrei/potrei spendere qualche parola in più...) è
lungo io ho tutto il tempo per colpire di nuovo, ma
se il tempo di reazione è breve, io sarò
immediatamente di nuovo sotto pressione, per cercare
di “sbilanciare” di nuovo il mio avversario. Per
allenarmi meglio, è meglio un tempo di reazione del
mio avversario immediato oppure lento? Datevi la
risposta da soli. Vi garantisco che la sensazione di
allenamento a questo strumento è unica, da provare,
anche se per ora sono in corso alcune modifiche e non
si può dire che sia “pronto per il collaudo”. Ridete?
Vi da fastidio? Vi incuriosisce? Le critiche sono
bene accette, purché costruttive. Noi in EVTF ci
mettiamo spesso in discussione, e poi non ci dormiamo
la notte. Personalmente pratico arti marziali da 33
anni, e pratico Ving Tsun da oltre 20 anni, provo una
grande passione per tutto ciò che riguarda questo
mondo, e sono disposto con grande onore a condividere
i miei pensieri con persone altrettanto appassionate,
che portano avanti questo meraviglioso sistema e che
lo rendono vivo, in evoluzione, così come tutte le
conoscenze che hanno permesso al genere umano di
evolversi e di sopravvivere ai continui e nuovi
attacchi, di sconfiggere le malattie, di arrivare
sulla luna e di pensare sempre e molto più avanti.
Piero Conti
info@evtf.it
Piero Conti
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